Come stai, adesso, in questo momento? Vuoi provare a rispondere? Come sto… Prenditi un minuto, per ascoltare le sensazioni, le emozioni che ti attraversano.
Se ci hai provato, grazie.
Come stai, ce lo chiediamo reciprocamente, quasi ogni volta che ci incontriamo, sia nella realtà fisica che in quella virtuale.
È una domanda molto spesso ritualizzata, non che non ci sia un’intenzione affettuosa, ma non vogliamo approfondire più di tanto. Ci accontentiamo di una rassicurazione un po’ generica, di un ‘bene’, ‘benino’, magari ‘benissimo’, per considerare concluso l’aggiornamento, e passare a cose più importanti.
‘Stiamo come stiamo’, come cantavano le sorelle Berté, spesso ci fermiamo lì, senza impelagarci in approfondimenti che richiedono tempo, attenzione, emozioni a volte complicate. Forse una volta su dieci vogliamo davvero darci il tempo di ascoltare la risposta dell’altro, o la nostra risposta alla domanda, che richiede anche ascoltare cosa ci succede dentro.
Ma, nello scorrere della vita, davvero stiamo come stiamo, l’umore e lo stato emotivo rimangono sullo sfondo, e durante la giornata raramente ci chiediamo ‘come sto’. Non sembra far parte dei nostri compiti, quasi mai di ciò che consideriamo necessario ed importante.
Adesso un’altra domanda: ‘quand’è che stai veramente, profondamente bene?’ – intendo un profondo benessere, quando hai un senso di armonia con te stesso/a e con il mondo. Insomma, qualcosa di più che una birretta. Qui forse devi prenderti un po’ più di un minuto. E se senti un certo spaesamento, non preoccuparti, succede spesso. In ogni caso, se hai provato a rispondere anche a questa, di nuovo grazie.
La prima volta che l’hanno chiesto a me ho avuto una sensazione strana, come se non fosse una cosa interessante, o importante. L’importante è fare il proprio dovere, comportarsi bene. Poi si sta come si sta, non è qualcosa di cui ci si occupa.
Ma a che ci serve sapere come stiamo, e quand’è che stiamo davvero bene? Magari a indirizzare il timone verso ciò che dà senso alla nostra vita, e imparare a riconoscere meglio quel senso di fastidio di quando andiamo nella direzione contraria, prima che il fastidio si trasformi nel frastuono di un malessere più profondo.
Investiamo un sacco di tempo, energie e denaro a procurarci piaceri più o meno effimeri, acquisti, consumi, birrette, chiacchiere, aperitivi, scrollate, tutto ciò che produce una sensazione di ricompensa, di premiarci.
Facciamo anche cose molto più essenziali, amiamo in modi più o meno felici, vediamo amici e amiche, studiamo, lavoriamo, leggiamo libri, facciamo sport, ci riposiamo, cresciamo figli, figlie, nipoti, facciamo volontariato. Insomma, viviamo.
Ogni tanto possiamo fermarci un momento e ascoltare come la vita si muove dentro, quali messaggi ci manda, attraverso l’umore, le sensazioni, le emozioni. Un senso di peso o di contrattura alle spalle, il respiro un po’ bloccato, le gambe nervose, la fronte corrucciata; o invece un bel senso di energia e fiducia, di aspettativa gioiosa, un sorriso che fiorisce. Segnali da noi, dal nostro corpo vivo, da ascoltare per ritrovarci, per sentire la vita che ci attraversa.
Se hai voglia di rispondere alla domanda n. 2 per un sondaggio puoi cliccare su questo link. Parola, non ti disturberò con richieste future, e il sondaggio è anonimo.
Se invece senti il desiderio di parlare del tuo stato d’animo, e confrontarti con me, ne sarò lieta. Trovi qui in fondo al sito i miei contatti.
